bar
Luglio 4, 2008
Nel 1996 Spiro Scimone scrive la sua seconda opera, Bar che debutta al Festival di Taormina Arte nel 1997 con la regia di Valerio Binasco e le scene di Titina Maselli. Nello stesso anno Spiro Scimone e Francesco Sframeli vincono il Premio UBU rispettivamente, come “Nuovo Autore” e “Nuovo Attore”. Non c’è un attimo di questo spettacolo teso e inquietante, costruito con una sapienza drammaturgica che ci colpisce e ci affascina, che sia inutile e puramente esornativo. Scritto in dialetto messinese, Bar mette a confronto due solitudini, due perdenti e un’amicizia nata dalla debolezza che fa nascere un fortissimo senso d’appartenenza.
I due protagonisti, Nino e Petru, ci sono presentati nei quattro giorni chiave di una vita vissuta al minimo, quasi asserragliati nel retrobottega di un bar dove uno fa il cameriere dedito ai lavori più umili ma sogna di preparare aperitivi, l’altro è un cliente senza quattrini e senza lavoro costretto a svendere le poche cose di casa che gli vengono estorti, a un prezzo di molto inferiore al loro valore, da uno strozzino.
non perdere tempo
Giugno 24, 2008
Ciò che indubbiamente differenzia il gesto artistico da quello civile o da quello religioso è la sua profondità, nell’ordine del tempo e dello spazio. L’atto religioso, infatti, genera qualcos’altro, una relazione, una dimensione diversa per lo più personale, intima, anche se svolto in comunità; l’atto civile si costruisce sopra il tempo e lo spazio, li accetta come assioma. L’arte, invece, sprofonda le dimensioni, rimette in gioco gli addendi, ridefinisce le proporzioni.
Nello spettacolo Signorine della Compagnia Virgilio Sieni, le danzatrici Simona Bertozzi e Ramona Caia sembrano misurare il tempo e agiscono con rallentata acutezza secondo brevi azioni; è loro intento stabilire un codice quotidiano di spostamenti e sentimenti, dar vita ad un trattatelo di cesure, almeno cento, che dia senso al lento trascorrere e trascolorare del gesto nella vita. Questi puri elementi metrici si raggrumano verso la figura, costantemente, la formano letteralmente. Si potrebbe dire che le signorine prendono forza dalla debolezza dei loro accadimenti e solo la dinamica latente lega centinaia di figure che appaiono dal loro corpo. Sono figure che accennano a corpi deposti, in preghiera, in ascolto, assorbiti dal proprio sguardo.
Continua sul sito dalla Compagnia Virgilio Sieni …
DF
un sogno per maria
Giugno 21, 2008
Maria, madre di Dio, non è solo una figura archetipica universalmente conosciuta nel nostro ambito culturale, ma è un’icona di rara potenza evocativa. Il ruolo che il destino ha disegnato per lei sfuggealla sua comprensione, genera ansie e paure. Per una volta, solo per questa volta, nello spazio ristretto di un palcoscenico, Maria ha una possibilità di scelta: andare via con il suo bambino, donargli una vita normale, guardare al loro destino come ad una strada da percorrere e su questa strada fermarsi e magari tornare indietro.
presentazione dello spettacolo di Tangram Teatro
Giugno 19, 2008
Presentazione video tratta da YouTube dello spettacolo Un sogno per Maria di Tangram Teatro
le male bestie
Giugno 19, 2008
Della figura di Don Luigi Sturzo colpisce la sua capacità di autonomia, il suo rifiuto di aderire acriticamente ai dettati di un’ideologia, rivendicando per sé la libertà di esercitare il proprio pensiero. Colpisce la sua capacità di essere coscienza critica all’interno del suo stesso partito, di essere una spina nel fianco della stessa chiesa, di essere rispettoso dell’esperienza laica. Colpisce per il fatto di non essersi mai sottomesso ai poteri costituiti. Colpisce per la sua capacità di alzare il livello civile e morale del dibattito, soprattutto oggi che il livello del dibattito è precipitato così in basso.
il sorriso del ciclista
Giugno 16, 2008
La storia del ciclista Alessandro Fantini da Fossacesia in Abruzzo è la storia di un ragazzo e di un paese. E’ la storia di ulivi a picco sul mare, di colline bruciate dal sole. E’ la storia dell’andare e del restare, canti antichi portati in valigia, di voglia di sfida che diventa riscatto e sogno collettivo. E’ la storia di uno che ce la fa, per sé e per chi non è partito. La storia di un bambino che ha il vento nelle gambe e di un’avventura racchiusa tra due cadute.
la fatalità non c’entra
Giugno 16, 2008
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C’era una volta, in un paese lontano lontano di un mondo fantastico, la piccola Bengodi, cittadina fatta di personaggi curiosi, decisi a voler costruire un aeroporto: l’aeroporto di Bengodi appunto. Con fatica e rimedi poco verosimili, in un bizzarro nonsense, tutta la cittadinanza si adopera come può, persino utilizzando le pietre del sagrato della chiesa, per i lavori di costruzione. E alla fine… bleffando un po’… l’avioporto apre i battenti: pur non avendo un radar di terra l’ingegnere da il suo via libera…
Ma come! Come può funzionare un aeroporto così? Forse a Bengodi è possibile perché in fondo nelle favole tutto è possibile. Difficilmente, però, potrebbe esserlo nella realtà…difficilmente. Eppure il racconto prosegue per rivelarci che nel nostro passato più recente, di soli otto anni fa, una Bengodi c’era anche in Italia, per la precisione nei pressi di Milano: la Bengodi italiana è stata Linate.
Linate 8 ottobre 2001: la strage di Giulio Cavalli e Fabrizio Tumolillo, per la Piccola Bottega dei misteri, è uno spettacolo nato dalla volontà dai familiari delle vittime di Linate, costituitesi nel Comitato 8 ottobre, per mantenere viva la memoria dei familiari e non dimenticare l’assurdo della vicenda che ha portato alla morte ci 108 persone.
«Lo spettacolo - spiega Cavalli in un’intervista - cerca in mezzo alla nebbia una spiegazione, le omissioni, le responsabilità e non ha paura di passare attraverso il sorriso per accostare lo spettatore ad una realtà che altrimenti sarebbe quasi insopportabile. Gli stralci di registrazione, gli atti giudiziari, le indagini giornalistiche entrano a tutti gli effetti a far parte del tessuto drammaturgico, in un percorso alla ricerca della verità. Verità che i familiari della vittime stanno ancora lottando per ottenere, insieme alla giustizia dei fatti. La peculiarità della rappresentazione è la capacità di tenere in bilico lo spettatore tra la dimensione narrativa e la favola, avvicinandolo poco a poco alla conclusione drammatica, in un’alternanza di resoconto serrato dei fatti, risultato dilunghe ricerche, ed incursioni nell’immaginaria Benegodi».
Due storie, quella di Bengodi e Linate, che camminano in parallelo e che ripercorrono le prime ora di quella mattina di otto anni fa. A lasciare senza parole il pubblico in sala non soltanto l’attenta e minuziosa ricostruzione dell’accaduto, ma lo stato reale delle cose, le scarse condizioni di sicurezza dell’aeroporto, le vicende politico/burocratiche che non avevano permesso la sostituzione di un radar di terra installato durante gli anni ’70 e mantenuto in vita… da uno spago? I soccorsi giunti con mezz’ora di ritardo perché dalla torre di controllo, in quel giorno di fitta nebbia, senza radar come a Bengodi, non si era in grado di comprendere quanto era accaduto.
La reazione è spaesamento, incredulità e poi rabbia. Giulio cavalli, accompagnato dalle musiche originali eseguite dal vivo da Davide Savaré, per un’ora e mezza ci chiede di non dimenticare, per evitare stragi assurde, incredibili come questa, che non si possono attribuire ad una volontà superiore, per alcuni a un destino. Perché qui la fatalità non c’entra niente.
Silvia Carbotti
intervista video a Giulio Cavalli
Giugno 15, 2008
Intervista video tratta da YouTube al protagonista dello spettacolo Linate 8 ottobre 2001, Giulio Cavalli
l’acerba e amara mia passione
Giugno 8, 2008
Raccontare la storia di una santa non è certamente cosa semplice specie se s’intende evitare banalità o eccessi sulla scena. Eppure c’è chi riesce a restituire le vicende di una beata, Caterina da Racconigi per la precisione, con poesia e profondità, conducendo lo spettatore, lungo un percorso, un po’racconto, un po’ indagine, volto a svelare l’asprezza, ma anche la pienezza dell’essere una “sposa di Gesù”.
Ad aprire la Fabbrica delle Idee, edizione 2008, L’acerba e amara mia passione, una produzione di Progetto Cantoregi, scritto da Giovanni Bonavia e diretto da Vincenzo Gamna. Nei panni di Caterina, un’intensa Elide Giordanengo che ripercorre la vita della beata e il suo incontro con Dio, dalla tenerissima età fino al momento della sua morte. A irrompere nel racconto della protagonista, un indagatore, interpretato da Riccardo Forte, che riportandoci al presente cerca di ricostruire attraverso scritti dell’epoca, soprattutto per mano di Gabriele Dolce, primo storico saviglianese, amico e confidente di Caterina, il miracolo di questa donna considerata, tra il ‘400 e il ‘500, una delle “sante viventi”: accusata di eresia perché considerata una masca, una strega, ma poi assolta, bandita da Racconigi e in grado, come Caterina da Siena di formulare profezie, ridonare la vista, guarire e combattere il demonio.
Al racconto però sopraggiunge la domanda. Caterina si rivolge a pubblico che l’ascolta, si rivolge alla sua gente, mostra il suo fardello di santa, e chiede incessantemente di credere e affidarsi al mistero della fede. Uno spettacolo intenso che, senza cadere in esuberanze, ravviva la memoria di un Piemonte caratterizzato da momenti convulsi, e da un’anima che, fin dai suoi più verdi anni, fu avvolta in un alone di amore e di orrore, di santità e di mistero.
La fabbrica delle idee, la cui direzione artistica è affidata a Vincenzo Gamna e Marco Pautasso, continua tra Racconigi, Saluzzo e Carignano fino al 4 luglio con un cartellone ricco ed interessante: Linate 8 ottobre 2001: la strage, di Giulio Cavalli e Fabrizio Tummolillo, Il sorriso del ciclista, di e con Nicola Stante per la regia di Luca Valentino, Luigi sturzo - le male bestie, di Paolo Patui, regia di Dario De Luca, Un sogno per Maria, di e con Silvia Battaglio, Bar con Francesco Sframeli e Spiro Sciamone per la regia di Valerio Binasco; Il ritorno, di Sergio Pierattini, regia di Veronica Cruciani, 60 fps (frames per secondo), di Enrico Gaido e Alessandra Lappano per la regia di Portage ed infine Van Gogh, il suicidato della società, di Antonin Artaud, con i detenuti della casa di reclusione “Rodolfo Morandi di Saluzzo”, adattamento e laboratorio teatrale di Grazia Isoardi, regia di Koji Miyazaki.
Silvia Carbotti
a racconigi… la mostra del manicomio
Giugno 7, 2008
