la fatalità non c’entra

Giugno 16, 2008

linate

C’era una volta, in un paese lontano lontano di un mondo fantastico, la piccola Bengodi, cittadina fatta di personaggi curiosi, decisi a voler costruire un aeroporto: l’aeroporto di Bengodi appunto. Con fatica e rimedi poco verosimili, in un bizzarro nonsense, tutta la cittadinanza si adopera come può, persino utilizzando le pietre del sagrato della chiesa, per i lavori di costruzione. E alla fine… bleffando un po’… l’avioporto apre i battenti: pur non avendo un radar di terra l’ingegnere da il suo via libera…
Ma come! Come può funzionare un aeroporto così? Forse a Bengodi è possibile perché in fondo nelle favole tutto è possibile. Difficilmente, però, potrebbe esserlo nella realtà…difficilmente. Eppure il racconto prosegue per rivelarci che nel nostro passato più recente, di soli otto anni fa, una Bengodi c’era anche in Italia, per la precisione nei pressi di Milano: la Bengodi italiana è stata Linate.
Linate 8 ottobre 2001: la strage di Giulio Cavalli e Fabrizio Tumolillo, per la Piccola Bottega dei misteri, è uno spettacolo nato dalla volontà dai familiari delle vittime di Linate, costituitesi nel Comitato 8 ottobre, per mantenere viva la memoria dei familiari e non dimenticare l’assurdo della vicenda che ha portato alla morte ci 108 persone.

«Lo spettacolo – spiega Cavalli in un’intervista – cerca in mezzo alla nebbia una spiegazione, le omissioni, le responsabilità e non ha paura di passare attraverso il sorriso per accostare lo spettatore ad una realtà che altrimenti sarebbe quasi insopportabile. Gli stralci di registrazione, gli atti giudiziari, le indagini giornalistiche entrano a tutti gli effetti a far parte del tessuto drammaturgico, in un percorso alla ricerca della verità. Verità che i familiari della vittime stanno ancora lottando per ottenere, insieme alla giustizia dei fatti. La peculiarità della rappresentazione è la capacità di tenere in bilico lo spettatore tra la dimensione narrativa e la favola, avvicinandolo poco a poco alla conclusione drammatica, in un’alternanza di resoconto serrato dei fatti, risultato dilunghe ricerche, ed incursioni nell’immaginaria Benegodi».

Due storie, quella di Bengodi e Linate, che camminano in parallelo e che ripercorrono le prime ora di quella mattina di otto anni fa. A lasciare senza parole il pubblico in sala non soltanto l’attenta e minuziosa ricostruzione dell’accaduto, ma lo stato reale delle cose, le scarse condizioni di sicurezza dell’aeroporto, le vicende politico/burocratiche che non avevano permesso la sostituzione di un radar di terra installato durante gli anni ’70 e mantenuto in vita… da uno spago? I soccorsi giunti con mezz’ora di ritardo perché dalla torre di controllo, in quel giorno di fitta nebbia, senza radar come a Bengodi, non si era in grado di comprendere quanto era accaduto.
La reazione è spaesamento, incredulità e poi rabbia. Giulio cavalli, accompagnato dalle musiche originali eseguite dal vivo da Davide Savaré, per un’ora e mezza ci chiede di non dimenticare, per evitare stragi assurde, incredibili come questa, che non si possono attribuire ad una volontà superiore, per alcuni a un destino. Perché qui la fatalità non c’entra niente.

Silvia Carbotti

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